Con la nota n. 5828 del 4 luglio 2018, l’ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce al proprio personale ispettivo nuove indicazioni in merito alla corretta procedura di pagamento dello stipendio in contanti e la seguente eventuale procedura di contestazione della violazione di cui all’art. 1, commi 910 – 913, della Legge 27 dicembre 2017 n. 205

Secondo quanto stabilito la norma si applica a tutti i lavoratori “dipendenti” e assimilati di cui all’art. 2094 c.c., indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e quindi ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa,  ai contratti di lavoro stipulati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

Da tale ambito di applicazione sono esclusi i seguenti:

  • rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni;
  • rapporti di lavoro domestico rientranti nell’ambito di applicazione dei CCNL per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale;
  • compensi derivanti da borse di studio, tirocini;
  • rapporti di lavoro autonomi di natura occasionale.

La circolare diramata afferma in maniera inequivocabile che “a far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi (…)”.

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN già comunicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti ma direttamente presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

La violazione di tale precetto è sanzionata ai sensi del successivo comma 913, con la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. La formulazione del precetto lascia intendere che il regime sanzionatorio sia riferito alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro con la conseguenza che la sua applicazione prescinde dal numero di lavoratori interessati dalla violazione.

Tuttavia in relazione alla consumazione dell’illecito, il riferimento all’erogazione della retribuzione – che per lo più avviene a cadenza mensile – comporta l’applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità per cui si è protratto l’illecito. A titolo esemplificativo, qualora la violazione si sia protratta per tre mensilità in relazione a due lavoratori, la sanzione calcolata ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 sarà pari a: euro 1666,66×3 = euro 5.000. Per quanto sopra chiarito, il medesimo importo sarà così calcolato qualora, per lo stesso periodo (tre mensilità), i lavoratori interessati dalla violazione siano in numero minore o maggiore.