Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2017 della legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) sono entrate in vigore le modifiche alla disciplina dei compensi per attività sportiva dilettantistica di cui all’articolo 67, comma 1, lett. m, Tuir.

Il legislatore ha operato sia sotto il profilo dell’inquadramento “lavoristico” dell’istituto, sia modificandone l’aspetto economico.

Come era già stato evidenziato dalla Suprema Corte di Cassazione, (“…va aggiunto che la figura del lavoratore sportivo dilettante non forma oggetto di una disciplina giuridica compiuta, né nell’ordinamento sportivo, né in quello nazionale.  Tant’è che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nella nota circolare 1/2016 così scrive: “… la volontà del legislatore … è stata certamente quella di riservare ai rapporti di collaborazione sportivo – dilettantistici una normativa speciale volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico rimarcando la specificità di tale settore che contempla anche un trattamento differenziato rispetto alla disciplina generale che regola i rapporti di lavoro…… ”, collocandosi in un filone giurisprudenziale che era stato inaugurato dalla sentenza della Corte d’Appello di Firenze n. 683/14 teso a legittimare l’esistenza di una fattispecie di lavoro sportivo dilettantistico privo di tutele previdenziali e assicurative.

I commi 358 e 359 della L. 205/17 colmano tale lacuna istituzionalizzando la figura del lavoratore sportivo di società non lucrative e configurando la fattispecie quale collaborazione coordinata e continuativa, collocandola tra i redditi diversi (quindi senza versamento di contributi Inps e Inail) di cui all’articolo 67, comma 1, lett. M, Tuir.

Ne deriva che le sportive non lucrative non godranno di una “presunzione” di qualificazione del rapporto quale collaborazione coordinata o continuativa ma potrà essere ritenuta tale solo quella che non possa ricadere nella fattispecie del lavoro subordinato o nell’attività professionale a tutti gli effetti.

Sicuramente, invece, (e questa è notizia che dovrebbe “sminare” i numerosi contenziosi ancora in essere) potranno essere riconosciuti i compensi sportivi non solo a chi effettua le prestazioni nel quadro di un rapporto di solidarietà con le finalità dell’ente (ossia una prestazione a carattere associativo) ma anche per i soggetti che la effettuano in un quadro di rapporto sinallagmatico di lavoro.

Il riferimento all’articolo 2, comma 2, lett. d), D.Lgs. 81/15 operato dal comma 358 per definire tali collaborazioni (“rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”) comporta l’obbligo, nei confronti di tutti i soggetti a cui saranno corrisposti i c.d. compensi sportivi, ivi compresi gli atleti, di provvedere all’iscrizione nel libro unico del lavoro, alla comunicazione al centro per l’impiego e al rilascio del cedolino paga.

L’aspetto “economico” delle novità in materia di compensi sportivi è contenuto nel comma 367 dell’unico articolo della legge di Bilancio 2018, laddove viene previsto l’aggiornamento a euro 10.000 (dalle precedenti 7.500 euro) dell’importo indicato al secondo comma dell’articolo 79 Tuir.

 

Pertanto, dal periodo di imposta 2018, i compensi sportivi saranno assoggettati a ritenuta solo al superamento del citato nuovo limite.

Viene mantenuto l’obbligo dell’invio in formato telematico della certificazione unica indipendentemente dall’ammontare del corrispettivo effettivamente riconosciuto.

Si ricorda che i compensi erogati dalle sportive non lucrative a titolo di collaborazione coordinata e continuativa mantengono la loro natura di reddito diverso qualsiasi sia l’importo corrisposto e, pertanto, non saranno mai assoggettate a contribuzione previdenziale e assicurativa anche per la parte fiscalmente rilevante.

Tale modifica comporta, a partire dal 2018, ai fini della tassazione, quanto segue:

fino ad euro 10.000 nessuna imposta

oltre euro 10.000 e fino ad euro 30.658,28 si applica la ritenuta a titolo di imposta nella misura fissata per il primo scaglione di reddito dall’articolo 11 Tuir, oltre ad addizionali comunali e regionali

oltre euro 30.658,28 si applica la ritenuta di cui sopra a titolo di acconto